28 maggio 2025, ore 21.00.
La giornata era stata intensa. Le ultime riprese con il drone che ora, ahimè, riposa in un luogo inaccessibile, davanti all’isoletta corsa, l’Ilê Piana, nella baia di Piantarella. Pace.
Eravamo stanche. Io e Monica non ce la siamo sentite di tornare a Bonifacio per cena.
Avevamo bisogno di una doccia lunga. Di lavare i capelli. Di chiudere le valigie con calma.
Ci sembrava che la Corsica ci avesse già dato tutto quello che poteva, in otto giorni di sole.
Che la settimana fosse stata piena, spremuta fino all’ultima goccia.
Così abbiamo deciso di restare al residence Casarina. Un insieme di villette immerse nella vegetazione mediterranea, tra pini alti e terra rossa. Ognuna suddivisa in tre o quattro camere, disposte a terrazze lungo una lieve altura.
Dall’alto si intravede il mare. In basso, nel cuore del residence, un prato curato, le piscine, comodi letti, la struttura in legno dove si fa colazione e un van delizioso, stile street food. Perfetto per uno spuntino o per una cena semplice, per chi non ha voglia di uscire.
Ma la cosa più bella è la spiaggia. Vicina. Raggiungibile con una breve passeggiata tra il verde e i profumi di macchia. Rosmarino selvatico, timo, lentisco. Odori che accompagnano ogni passo verso il mare.
Dopo cena ci siamo incamminate.
Le poche strutture balneari sulla Plage de Maora aprono a giugno. Il 28 maggio era tutto chiuso. Nessuno in giro. Solo noi. E un signore su una barca. All’inizio sembrava vuota. Poi un’ombra si è mossa. Qualcuno che sistemava le sue cose. O forse si godeva la quiete, come noi.
Più tardi lo abbiamo incontrato sulla spiaggia, mentre fotografavamo. Un cenno, un sorriso. E ognuno ha ripreso il suo tempo.
Siamo rimaste lì mezz’ora, forse quaranta minuti.
Ma sono stati i più belli.
La sabbia, rossastra per i minerali ferrosi, non spegneva l’azzurro dell’acqua.
Il cielo si faceva violaceo, le nuvole rade riflettevano le ultime luci del giorno.
L’acqua quasi immobile. Onde lente, ipnotiche. Tutto sembrava sospeso.
Un equilibrio fragile, che volevamo solo osservare. Senza alterarlo.
Il pontile vuoto. Le tavole da windsurf raccolte in un recinto. In piedi. Pazienti. In attesa dell’estate.
Uno stabilimento chiuso e le voci appena udibili di qualcuno che lavorava all’apertura.
Il rumore della sabbia sotto le scarpe.
Solo poche e misurate parole. E poi il silenzio. E la natura intorno.
Mi è tornato in mente il film Sul lago dorato.
Il mare è diverso dal lago, eppure, quella sera, quella quiete, lo rendeva simile.
La marea così bassa. L’acqua che andava e veniva lenta. Come se non volesse andarsene.
Ho pensato a quanto avrei voluto avere con me una macchina fotografica seria. Per catturare tutto questo. Per portarlo con me, nel mio archivio di memorie fotografiche.
Per non lasciarlo sfuggire. Ma avevo solo il telefono.
Ho scattato qualche foto, girato un breve video.
Non potevo fare di più. Se non restare lì. A guardare. A respirare quella pace. Con un pizzico di malinconia.
Durante tutta la vacanza, ci eravamo cullate in una leggerezza consapevole.
Sapevamo di avere pensieri in sospeso. Ma li avevamo lasciati lì. Insabbiati. Sommersi in quel mare.
Poi, come la bassa marea che scopre conchiglie nascoste, in quel momento magico, abbiamo affrontato le nostre incertezze.
Le confidenze, nate dalla fiducia reciproca di una grande amicizia, sono arrivate da sole.
È stato un momento necessario. Utile. Un’occasione per rinnovare le energie. Far emergere nuovi progetti. Nuovi inizi.
Nella vita ci sono molte fini. E, quasi sempre, nuovi inizi. A qualunque età.
Se a una fine non segue un inizio, allora si è morti. O si vive nei ricordi. Che è, in fondo, un po’ la stessa cosa.
La spiaggia di Maora è stata un dono.
Un regalo inatteso.
Di fine giornata.
Di fine viaggio.
Di vita.
Il più bello.





There’s a place I go to
Where no one knows me
It’s not lonely
It’s a necessary thing
It’s a place I made up
Find out what I’m made of
The nights I’ve stayed up
Counting stars and fighting sleep
Let it wash over me
I’m ready to lose my feet
Take me off to the place where one reveals life’s mystery
Steady on down the line
Lose every sense of time
Take it all in and wake up that small part of me
Day to day I’m blind to see
And find how far to go
Everybody got their reason
Everybody got their way
We’re just catching and releasing
What builds up throughout the day
It gets into your body
And it flows right through your blood
We can tell each other secrets
And remember how to loveDa da dum da dum dum dum
Da dum dum dum
Da da da dum dum
Da da dum da dum dum dum
Da dum dum dum
Da da da dum dumThere’s a place I’m going
No one knows me
If I breathe real slowly
I let it out and let it in
It can be terrifying
To be slowly dying
Also, clarifying
We end where we beginSo let it wash over me
I’m ready to lose my feet
Take me off to the place where one reveals life’s mystery
Steady on down the line
Lose every sense of time
Take it all in and wake up that small part of me
Day to day I’m blind to see
And find how far to goEverybody got their reason
Everybody got their way
We’re just catching and releasing
What builds up throughout the day
It gets into your body
It flows right through your blood
We can tell each other secrets
And remember how to loveDa da dum da dum dum dum
Da dum dum dum
Da da da dum dum
Da da dum da dum dum dum
Da dum dum dum
Da da da dum dumEverybody got their reason
Catch & Release – Matt Simons
Everybody got their way
We’re just catching and releasing
What builds up throughout the day
And it gets into your body
And it flows right through your blood
We can tell each other secrets
And remember how to love


